Rassegna stampa

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La Provincia Pavese – 19 settembre 2012: Pendolari, la S13 scoppia «Treni pieni, non si sale» PAVIA Si riesce a stento ad allungare la mano per non cadere. Appoggiati alle pareti del vagone, schiacciati, seduti sui gradini. E’ la S13, treno delle 7.39 da Pavia per Milano Bovisa. Elena Nicolai scatta due fotografie significative che mostrano come si viaggia sulla linea inaugurata lo scorso dicembre. Alla fermata di Villamaggiore lo spazio non c’è più, schiacciati come sardine si attenderà di arrivare a Milano per riprendere a respirare. Ieri mattina la situazione si è complicata per i
ritardi legati alla linea Milano-Stradella. Un guasto a un passaggio a livello ha bloccato la circolazione. «E chi ha potuto ha raggiunto Pavia e preso i treni della S13», spiega Iolanda Nanni, portavoce del coordinamento provinciale dei pendolari. Ieri mattina inoltre un guasto elettrico tra le stazioni di Milano Bovisa e Cadorna ha rallentato la circolazione, su Pavia ha accumulato un quarto d’ora di ritardo il treno delle 9.39 diretto nel capoluogo lombardo. Ma è da quando sono entrati in vigore i nuovo orari cadenzati sulla Pavia-Codogno che l’attenzione è alta, un monitoraggio costante di come si viaggia anche sulla linea S13, che viene scelta con maggiore frequenza. «La composizione dei treni della S13 in effetti è inadeguata – segnala Iolanda Nanni – c’è una situazione di affollamento.
Lunedì, per esempio, io ho preso il treno delle 17.53 ed era allucinante: arrivato a Rogoredo era già pieno. La gente ha imparato a usarlo». La scommessa della S13 quindi da un lato è stata vinta: il collegamento ogni trenta minuti tra Pavia e Milano piace. Anche perché le condizioni di viaggio (sovraffollamento a parte) sono migliori dei treni regionali. Treni nuovi e puliti, spazio per le biciclette, si sta più comodi e non ci sono guasti agli impianti di riscaldamento o a quello dell’aria condizionata. Però, proprio per questo, c’è un numero di persone troppo elevato. «La gente sale alle fermate del passante a Milano – spiega la portavoce del comitato pendolari – ed è per questo che i treni del ritorno, quindi diretti a Pavia, arrivano a Rogoredo già pieni. Bisognerebbe aumentare le carrozze».
«Il problema è che per aumentare il numero di carrozze servono interventi strutturali – spiega Iolanda Nanni…. di Marianna Bruschi. Articolo completo su La Provincia Pavese,

La Provincia Pavese – 19 settembre 2012: Stradella, caos treni per Milano
A causa del guasto a un passaggio a livello. Ritardi e una corsa soppressa
STRADELLA Un guasto al passaggio a livello tra Bressana e Pinarolo Po, verso le 7 del mattino, ha causato a cascata una serie di disagi ben noti alla Stradella-Milano. Un treno soppresso e tre in ritardo sull’arrivo di 20 minuti. Quello cancellato è stato il 10890 previsto in partenza da Stradella alle 7.19 e diretto a Bressana Bottarone ore 7.46. Rfi ha spiegato che l’anomalia è rientrata nel momento in cui tecnici sono arrivati sul posto, ma «si stanno comunque cercando le cause». Sta di fatto che dai pendolari le segnalazioni sono cominciate a partire di prima mattina. Segnalazioni di cui ha tenuto conto nel pomeriggio il Coordinamento provinciale nell’ennesimo reclamo inviato a Rfi, Trenord, Regione Lombardia. «Questo treno è di fondamentale importanza per tutta l’utenza dell’Oltrepo pavese che la mattina utilizza da Bressana Bottarone il 2514 delle 7.51 diretto a Milano Centrale – ha messo per iscritto la portavoce Iolanda Nanni – Registriamo che, ancora una volta, l’utenza non viene tempestivamente e chiaramente informata presso le stazioni e viene abbandonata in un clima di totale caos ed incertezza»…(si.bo)
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Il Giorno – 15 agosto 2012: Fermate del bus pericolose Pendolari sul piede di guerra

Il Coordinamento provinciale pendolari ha presentato in Regione una proposta per l’ottimizzazione delle fermate delle stazioni di San Martino/Cava Manara e Bressana Bottarone
Pavia, 15 agosto 2012 – Autisti che fermano dove ritengono più opportuno e fermate posizionate in punti in cui si mette a rischio l’incolumità dei pendolari. Il servizio offerto dai bus sostitutivi alle stazioni di San Martino/Cava Manara e Bressana Bottarone sembra non funzionare a dovere, tanto che il Coordinamento provinciale pendolari ha presentato in Regione una proposta per l’ottimizzazione delle fermate. Diversi i problemi che si presentano nelle varie zone.
A San Martino, l’attuale fermata sulla Statale 35 dei Giovi, nei pressi della rotonda di ingresso a Cava Manara, è disagevole per i pendolari oltre che poco fruibile, in quanto si trova su una strada statale. «Proponiamo di posizionare la nuova fermata in via Verdi — dice la portavoce Iolanda Nanni —, a doppio senso di percorrenza, per consentire l’avvicinamento dell’utenza alla stazione di San Martino/Cava e non essere esposta nel tragitto dalla rotonda alla stazione di Cava Manara a condizioni di sicurezza precarie». A Bressana, invece, la fermata è in viale Alighieri/Matteotti, molto distante dalla stazione. La quasi totalità dell’utenza arriva in auto, quindi sarebbe opportuno predisporre una fermata non molto lontana dai due parcheggi della stazione.

«Allungando leggermente il percorso del bus — aggiunge Nanni — lo si potrebbe far proseguire all’interno di Bressana percorrendo via Dante Alighieri sino all’incrocio con via Manzoni, dove sulla sinistra c’è un parcheggio sterrato oggi inutilizzato». Un’alternativa potrebbe essere quella di usufruire del parcheggio collegato con sottopasso nella frazione Valle Botta nel Comune di Castelletto di Branduzzo.
«Basterebbe qualche accorgimento — dice Nanni —. Abbiamo raccolto numerose testimonianze di pendolari che, usando il bus, scesi alla fermata percorrono a piedi il lungo tratto verso la stazione e qui vedono arrivare il treno successivo. È evidente che così si vanifica l’utilità della corsa che, se non ottimizzata con fermate vicine alle stazioni, rappresenta solo uno spreco in quanto progressivamente viene inutilizzata dall’utenza»… di Manuela Marziani manuela.marziani@ilgiorno.net
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Il Giorno – 19 agosto 2012: «Sopprimete due fermate Così la Codogno-Pavia diventerà più veloce»

I pendolari: via Albuzzano e Motta San Damiano
Codogno, 19 agosto 2012 – «Cancellate quella fermata». Il coordinamento provinciale dei pendolari pavesi mette nel mirino la stazione di Albuzzano, situata lungo la linea ferroviaria Codogno-Casalpusterlengo-Pavia e chiede il supporto del sindaco del paese per far sì che il gruppo Trenord si decida a non far sostare più i convogli a quello scalo. «È praticamente inutilizzato, decisamente poco fruibile per la mancanza di marciapiedi e parcheggi e fa perdere tempo ai viaggiatori che si spostano lungo questa direttrice» sostiene il coordinamento. Il viaggio in treno da Codogno a Pavia, 48 chilometri in tutto, dura mediamente 1 ora e 4 minuti. La “littorina” (così vengono chiamati i convogli di questa tratta) fa tutte le fermate. Una sorta di autobus sui binari.
Studenti e lavoratori hanno da sempre auspicato la messa a loro disposizioni di almeno qualche convoglio-veloce e hanno sempre invidiato i colleghi della Codogno-Milano che per fare 50 chilometri ci mettono anche solo 40 minuti. La crociata contro la stazione di Albuzzano è già la seconda che stanno conducendo i pendolari pavesi. «Abbiamo già chiesto la soppressione della fermata di Motta San Damiano e il sindaco di Valle Salimbene competente per questa fermata è favorevole — fa sapere la portavoce Iolanda Nanni —. Adesso ci rivolgiamo al sindaco di Albuzzano a gli chiediamo di accogliere questa nostra richiesta, non frapponendo alcun ostacolo, al fine esclusivo di rendere più efficiente il servizio per gli utenti dell’intera linea. Con il primo cittadino c’è già stato uno scambio di missive e lui ha sostenuto di non voler accogliere la richiesta alla luce di un piano investimenti previsto su questa stazione». «Questo piano risale però al 2008 e ad oggi nulla è stato fatto — aggiunge —. Non crediamo che, di questi tempi, il Comune di Albuzzano possa interamente sobbarcarsi l’onere di migliorare l’accessibilità allo scalo». E i difetti della stazione di Albuzzano sono proprio tanti. Il coordinamento dei pendolari l’ha analizzata nei minimi particolari, documentando tutto con fotografie. «Innanzitutto — ricorda Iolanda Nanni — non si trova in paese, ma a circa 500 metri dalla frazione Alperolo e non è segnalata da cartelli. Il manto stradale è stretto e dissestato. Attorno alla stazione non ci sono strutture per l’accoglienza o la sosta di viaggiatori, ma solo campi. Non c’è parcheggio per le auto, né rastrelliera per le bici. Gli ingressi sono stati chiusi per evitare lo stazionamento di tossicodipendenti o vagabondi. Non c’è panchina per sedersi né tettoia per ripararsi. Chi mai potrebbe pensare di salire su un treno da lì? E infatti dai treni non sale e non scende mai nessuno»… di Tiziano Troianello tiziano.troianiello@ilgiorno.net
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Il Giorno – 19 agosto 2012: «Sopprimete due fermate Così la Codogno-Pavia diventerà più veloce»

I pendolari: via Albuzzano e Motta San Damiano
Codogno, 19 agosto 2012 – «Cancellate quella fermata». Il coordinamento provinciale dei pendolari pavesi mette nel mirino la stazione di Albuzzano, situata lungo la linea ferroviaria Codogno-Casalpusterlengo-Pavia e chiede il supporto del sindaco del paese per far sì che il gruppo Trenord si decida a non far sostare più i convogli a quello scalo. «È praticamente inutilizzato, decisamente poco fruibile per la mancanza di marciapiedi e parcheggi e fa perdere tempo ai viaggiatori che si spostano lungo questa direttrice» sostiene il coordinamento. Il viaggio in treno da Codogno a Pavia, 48 chilometri in tutto, dura mediamente 1 ora e 4 minuti. La “littorina” (così vengono chiamati i convogli di questa tratta) fa tutte le fermate. Una sorta di autobus sui binari.
Studenti e lavoratori hanno da sempre auspicato la messa a loro disposizioni di almeno qualche convoglio-veloce e hanno sempre invidiato i colleghi della Codogno-Milano che per fare 50 chilometri ci mettono anche solo 40 minuti. La crociata contro la stazione di Albuzzano è già la seconda che stanno conducendo i pendolari pavesi. «Abbiamo già chiesto la soppressione della fermata di Motta San Damiano e il sindaco di Valle Salimbene competente per questa fermata è favorevole — fa sapere la portavoce Iolanda Nanni —. Adesso ci rivolgiamo al sindaco di Albuzzano a gli chiediamo di accogliere questa nostra richiesta, non frapponendo alcun ostacolo, al fine esclusivo di rendere più efficiente il servizio per gli utenti dell’intera linea. Con il primo cittadino c’è già stato uno scambio di missive e lui ha sostenuto di non voler accogliere la richiesta alla luce di un piano investimenti previsto su questa stazione». «Questo piano risale però al 2008 e ad oggi nulla è stato fatto — aggiunge —. Non crediamo che, di questi tempi, il Comune di Albuzzano possa interamente sobbarcarsi l’onere di migliorare l’accessibilità allo scalo». E i difetti della stazione di Albuzzano sono proprio tanti. Il coordinamento dei pendolari l’ha analizzata nei minimi particolari, documentando tutto con fotografie. «Innanzitutto — ricorda Iolanda Nanni — non si trova in paese, ma a circa 500 metri dalla frazione Alperolo e non è segnalata da cartelli. Il manto stradale è stretto e dissestato. Attorno alla stazione non ci sono strutture per l’accoglienza o la sosta di viaggiatori, ma solo campi. Non c’è parcheggio per le auto, né rastrelliera per le bici. Gli ingressi sono stati chiusi per evitare lo stazionamento di tossicodipendenti o vagabondi. Non c’è panchina per sedersi né tettoia per ripararsi. Chi mai potrebbe pensare di salire su un treno da lì? E infatti dai treni non sale e non scende mai nessuno»… di Tiziano Troianello tiziano.troianiello@ilgiorno.net
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Il Giorno – 4 gennaio 2012: «Rivoluzionerò le ferrovie della Lombaridia»

L’assessore Cattaneo ai pendolari
Il Giorno: 4 gennaio 2012

La Provincia Pavese – 2 dicembre 2011: Tragitti allungati, autisti verso lo sciopero Il cartello di stop alle estremità del ponte della Becca ha causato grane anche sindacali. Fit Cisl di Pavia minaccia la sciopero per vedere riconosciuto in busta paga un extra di 150 euro. Stipendi più alti per i 20 autisti della linea diretta a Pavia e Milano per via dei 40 minuti al giorno in più di servizio conseguenti alla deviazione per Spessa. Marco Magnani, segretario pavese di Cisl trasporti, ha ufficialmente dato il via alla procedura di raffreddamento, come si chiama la procedura fatta di una prima comunicazione a ministro, prefetto, azienda, poi dall’incontro con l’azienda, da un eventuale tavolo di trattativa con mediatore di nuovo il prefetto e infine, in caso di esito negativo, dalla proclamazione di uno sciopero di 4, 8 e 24 ore. Il primo faccia a faccia tra Arfea e i sindacati è stato fissato al 15 dicembre. « Se non va in porto l’accordo – spiega Magnani – a gennaio ci vedremo costretti a scioperare, non ci sono alternative». E un autista che ha chiesto di parlare in forma anonima rincara: «L’azienda ci ha presi in giro. Ci siamo sentiti proporre un aumento di 15 euro al mese quando in realtà ci troviamo a lavorare 40 minuti in più tutti i giorni». I tentativi di trovare un compromesso non sono serviti. Fino ad oggi Arfea non ha voluto saperne. Qualcosa però, a fronte del rischio che i dipendenti possano incrociare le braccia dopo le feste di fine anno, qualcosa appunto sembra essere cambiato. «Stiamo conteggiando le maggiori produzioni», ha infatti fatto sapere Bologna.

La Provincia Pavese – 1 dicembre 2011: Stradella, odissea di due ore per Milano STRADELLA Da lunedì, chi da Stradella prende il pullman Arfea delle 6.40 arriva a Milano due ore dopo, e a Famagosta mette piede alle 8.40 esatte. Con la nebbia di questi giorni, fare il pendolare dall’Oltrepo a Milano comporta ritardi dai 20 ai 40 minuti. Quasi un extra sulla giornata lavorativa, considerato che dal giorno della chiusura del ponte della Becca ai mezzi pesanti – chiusura scattata l’inverno scorso – tutte le partenze sono anticipate di 20 minuti. E non va meglio al ritorno. Perchè chi prende il 19.15 Pmt scende davanti alla stazione di Pavia troppo tardi per sperare di entrare in sala d’aspetto. Il punto è che la coincidenza per l’Oltrepo – causa nebbia e ponte della Becca chiuso ai bus – spunta all’orizzonte non prima delle 20.15, vale a dire una ventina di minuti dopo l’orario previsto. «E’ una situazione tra il tragico e il comico, perchè trovarci in 30 fermi ad aspettare in mezzo alla nebbia sul piazzale della stazione è talmente assurdo dopo aver fatto otto ore di lavoro che o cerchiamo di sdrammatizzare o la mattina passa la voglia di alzarsi dal letto»: i pendolari della linea che collega Castel San Giovanni a Broni, Stradella, Milano hanno scritto alla società di autotrasporti per chiedere soluzioni alternative. Ma pare che per il momento sia un’utopia aggirare il problema della Becca aggravato dal traffico rallentato causa maltempo. Intanto i pendolari delle linee Arfea verso Pavia denunciano corriere maltenute e a volte gelide, come è successo di recente sul 7.25 da Broni senza riscaldamento. «Facciano qualcosa», ripetono. Gli utenti della linea per Milano hanno tempestato l’azienda di mail e segnalazioni all’indirizzo dedicato ai reclami. Ma «non hanno mai risposto». Arfea invece sta incontrando la Provincia per studiare se e come eventualmente evitare quei 12-13 chilometri di deviazione Spessa Po-Belgioso che rendono la vita impossibile tanto ai viaggiatori quanto ai conducenti dei mezzi, data la vertenza in corso che a gennaio potrebbe scaturire in un primo sciopero di 4 ore. Non solo. Dal giorno della chiusura del ponte, Arfea stessa ha subito un aumento dei costi che si avvicinerebbe ai 500mila euro e un calo di passeggeri del 30% circa. Questo per dire che, interviene da Arfea il responsabile Simone Bologna, «capiamo i pendolari perchè ci andiamo di mezzo anche noi». Dopo l’incontro della settimana scorsa in Provincia, entro Natale Arfea tornerà a piazza Italia per valutare quali soluzioni. Ottimismo zero. E infatti Bologna dice: «Le alternative sul tappeto sono state scartate o per i costi eccessivi, come la proposta di usare pullmini più piccoli per attraversare il ponte, o perchè non percorribili». E’ questo il caso della deroga al divieto di attraversare il ponte che Arfea si è vista respingere dai tecnici. (Simona Bombonato)

Informatore Vigevanese – 24 novembre 2011: Milano – Mortara, siamo alle solite

La Lomellina – 16 novembre 2011: Sulla Milano – Mortara disagi sincronizzati

La Provincia Pavese – 23 ottobre 2011: Pendolari contro Barbieri «Il sindaco fa allarmismo»
«I tagli delle Fs a Voghera riguardano corse poco utilizzate e non in ore di punta» La richiesta alla giunta: fornire alla Regione i dati relativi ai flussi di utenza
VOGHERA Il coordinamento dei pendolari pavesi “bacchetta” il sindaco di Voghera per il suo attacco alla Regione, da lui accusata di avere tagliato 15 treni nella tratta Voghera – Milano. «Il sindaco – spiega la portavoce del coordinamento, Iolanda Nanni – sta creando falsi allarmismi dando informazioni non corrette ai pendolari». Nanni era all’incontro tra le istituzioni, i pendolari e l’assessore regionale Raffaele Cattaneo. «Certo – prosegue – basandosi su un mero calcolo aritmetico risultano 15 corse in meno, e lo stesso esponente dei pendolari vogheresi, in un primo tempo, è rimasto perplesso da questo dato. Ma se l’amministrazione comunale vogherese volesse aiutare i pendolari, innanzi tutto dovrebbe dire che i tagli sono stati fatti quasi tutti su treni in fascia “morbida” (non nelle ore di punta ndr) o su convogli che avevano tempi di percorrenza molto lunghi. Una cosa che il sindaco Barbieri e l’assessore Tura possono fare è fornire immediatamente alla Regione Lombardia i dati sul flusso d’utenza pendolare di Voghera. Un appello che rivolgiamo anche alle amministrazioni degli altri Comuni interessati dalla linea. Distinguere lavoratori e studenti è importante, perchè sono le prime due categorie che devono essere tutelate. La Regione ha chiaramente espresso apertura a uno studio sulla base dei dati e alla realizzazione di un servizio di navetta integrato. Ma i dati devono essere messi a disposizione dalle amministrazioni locali. In una ventina di giorni (tanto manca all’entrata in vigore dell’orario invernale), il Comune può raccogliere pareri e opinioni tra i pendolari, servendosi del sito del Comune o anche distribuendo questionari ai binari». La portavoce dei pendolari avanza altri suggerimenti all’amministrazione comunale: «Altri Comuni del milanese si sono già “raccordati” alla S13, la linea suburbana che consentirà di raggiungere Milano, da Pavia, in 18 minuti. Voghera potrebbe mettersi in contatto per verificare come organizzare eventuali navette. Al sindaco Barbieri, chiederei dove si trovava lo scorso inverno mentre discutevamo sulla suburbana. Ora vorrebbe che la S13 venisse estesa anche a Voghera. Dovrebbe spiegare ai suoi pendolari che se ciò accadesse, i vogheresi impiegherebbero il doppio del tempo per raggiungere Milano. La suburbana ha un senso sul breve raggio, ampliandolo crescono in maniera esponenziale i tempi. L’amministrazione dovrebbe confrontarsi con chi vive quei problemi ogni giorno». Fabrizio Merli

La Provincia Pavese – 22 ottobre 2011: Pullman, linea veloce tra Pavia e Vigevano I Comuni la bocciano
I mezzi della Stav viaggerebbero sulle provinciali evitando i centri abitati di Garlasco, Gropello e Borgo San Siro
GARLASCO
Un’ora e dieci minuti per raggiungere Pavia da Vigevano prendendo il pullman. Troppo, dicono Stav e la direttiva regionale di un anno fa sulla “ottimizzazione della velocità commerciale” (i tempi di percorrenza). In macchina ce ne vogliono 40 di minuti. Perciò Stav pensa di ridisegnare il percorso delle corriere spostando le fermate a Garlasco, Gambolò e forse Borgo San Siro, dal centro abitato alle provinciali. Obiettivo: rendere il percorso meno tortuoso, dunque più veloce. Un’idea solo allo studio – tiene a sottolineare dalla direzione Reti e Servizi, Giorgio Rigoni -, che però i Comuni interessati non giudicano realizzabile. Almeno, non prima di attrezzare le circonvallazioni di pensiline e parcheggi. L’ipotesi di una linea direttissima piace invece ai pendolari a patto però che non resti l’unica alternativa. Insomma, se ne può parlare. Accorciare i tempi tra Vigevano e Pavia significa migliorare i collegamenti, premette infatti Iolanda Nannidel Coordinamento provinciale dei pendolari. «Ci aspettiamo di essere convocati per discuterne insieme – dice Nanni – Vero è che alla linea direttissima devono o affiancare altre corse che passino per i centri abitati o aspettare che Trenord migliori l’efficienza della ferrovia, visto che così è stato promesso durante l’incontro di metá settimana. Al contrario, ci andrebbe di mezzo l’utenza che ha problemi a prendere il pullman fuori paese e a quel punto saremmo contrari». La soluzione di un collegamento superveloce tra la Lomellina e il capoluogo trae spunto dal caso di Garlasco, dove l’amministrazione comunale ha chiesto di rivedere il percorso dei bus (senza cambiare le fermate in corso Cavour e largo Primo Maggio) in modo da tagliare fuori via Asilo, senso unico critico per via di una ciclabile solo disegnata sull’asfalto e della presenza di oratorio e scuola materna. Ai bus Stav diretti a Pavia, Garlasco ha proposto di fermare in piazza Vittoria, proseguire in via Alagna fino alla rotatoria sulla circonvallazione, svoltare a sinistra e rientrare in paese in via Mulino per far salire la gente alle fermate in largo Primo Maggio e corso Cavour lato via Dorno. L’unica novità sarebbe far percorrere ai pullman il tratto di provinciale parallelo a via Asilo, senza modificare di una virgola le fermate. Da qui Stav, che ha bocciato l’idea («Ci costerebbe 15mila euro in più l’anno perché aumenterebbero i chilometri»), ha colto l’occasione per fare una riflessione generale sui collegamenti Vigevano-Pavia. Ed è nata l’idea di studiare se sia possibile decentrare le fermate non solo a Garlasco, ma anche a Gambolò – che di fermate ne ha una di fronte al Billa, in periferia, e in via Carrobbio, in centro – e probabilmente anche a Borgo San Siro. «Ipotesi non realizzabile ora – il parere dell’assessore di Garlasco, Sandro Maffei – Finiremmo per avere tutti i pendolari concentrati alla fermata di piazzale Vittoria e nessuno sulla circonvallazione». Scettico anche il sindaco di Gambolò, Elena Nai: “La provinciale non ha nè marciapiedi né aree di sosta, avremmo un problema di sicurezza”. La decisione spetta alla Provincia che, per voce dell’assessore Michele Bozzano, ha sottolineato l’intenzione di tenere in considerazione il parere dei Comuni. Simona Bombonato

La Provincia Pavese – 21 ottobre 2011: Per il ponte della Becca servono 60 milioni. Le richieste della provincia PAVIA I pendolari di Pavia festeggiano, quelli di Voghera protestano: la rivoluzione dei trasporti che l’assessore regionale Raffaele Cattaneo ieri ha presentato a Pavia raddoppia i collegamenti tra Pavia e Milano, ma taglia 15 treni al giono da Voghera a Pavia. In sintesi: dall’11 dicembre (quando entrerà in vigore l’orario invernale) inizierà a funzionare la linea suburbana S13 tra Pavia e Milano: un treno ogni mezz’ora dalle 6 alle 23 (oggi la media è un treno ogni ora) per arrivare a Rogoredo in 18 minuti (oggi sono dai 22 ai 27), e a Milano Centrale in 32 minuti (oggi si va da 35 a 45). La linea S13, però, si fermerà a Pavia: da Voghera per Milano (4mila pendolari al giorno) ci saranno così 15 treni in meno al giorno: 43 corse contro le attuali 58. «In compenso – spiega l’assessore Cattaneo – i collegamenti da Voghera per Milano saranno molto più veloci: oggi i treni veloci sono 28, da dicembre saranno 41». Spiegazione che non basta ai pendolari vogheresi: «Devono spiegarci dove metteranno i pendolari dei 15 treni in meno – commenta Serafino Centenaro del comitato vogherese che non ha sottoscritto l’accordo –. Se fossimo costretti a cambiare a Pavia, il risultato sarebbe un enorme aumento del traffico e delle spese per i pendolari visto che moltissimi raggiungerebbero Pavia in auto». Stessi dubbi sollevati da Fabio Fusetto, del comitato pendolari di Casa-San Martino dove la linea S13 non arriverebbe. (l’assessore vogherese William Tura, condivide i dubbi ed ha chiesto alla Regione un osservatorio suglie effetti della riforma. A Pavia, in conpenso c’è soddisfazione: «Avere un treno ogni 30 minuti per Milano significa di fatto avere un metro leggero – commenta Iolanda Nanni –. E va sottolineato che saranno sostituiti anche i vecchi treni con carrozze migliori». «Tutti i treni – conferma l’assessore regionale Cattaneo – saranno i nuovi modelli a due piani per migliorare le condizioni di viaggio». «La S13 realizza il sogno di Pavia di avere un metro leggero per MIlano – riassume il sindaco Alessandro Cattaneo –. Vantaggi per i pendolari pavesi che lavorano a MIlano, ma vantaggi anche per la città che potrà contare sull’afflusso dei turisti milanesi che avranno la possibilità, in meno di mezz’ora, di arrivare a Pavia». Per la linea Stradella-Milano, il nuovo orario prevede corse Stradella-Pavia-Milano Greco Pirelli ogni ora dalle 6 alle 21. Ci saranno anche accorciamenti del tempo di percorrenza con risparmio di circa 15 minuti sulle corse con cambio a Pavia. Ad essempiosarà possibile arrivare diretti da Bressana a Rogoredo in 30 minuti. «L’11 dicembre sarà una data storica per il territorio di Pavia – conclude il responsabile regionale dei trasporti –. Nasce infatti una metropolitana veloce che collega il territorio pavese con una frequenza e che modifica sostanzialmente l’impoistazione di viaggio. Dobbiamo anche ringraziare Trenord che sta rispondendo con i fatti e i rappresentanti del territorio e dei pendolari che hanno collaborato con noi». Stefano Romano

La Provincia Pavese – 20 ottobre 2011: DISAGI PER I PENDOLARI/strong>
Paura sulla linea Pavia-Milano La porta del treno si spalanca
PAVIA Improvvisamente la porta esterna della carrozza si è aperta. E i pendolari hanno finito il viaggio così, con la ferrovia che scorreva a un passo. E’ successo sul treno che parte da Pavia per Milano alle 8.01. Stranamente il regionale 2514 non era pieno. Non si sono verificati incidenti, ma il convoglio non si è fermato né ha rallentato. I pendolari hanno segnalato l’accaduto al capotreno una volta arrivati alla stazione di Milano Rogoredo «E’ un treno di cui lamentiamo da due anni il materiale vetusto, l’assenza di impianti di condizionamento – spiega Iolanda Nanni, del Coordinamento provinciale pendolari – ma anche le porte guaste, gli arredi fatiscenti e soprattutto l’inadeguatezza delle carrozze rispetto al forte flusso di pendolari». L’episodio che si è verificato martedì mattina conferma queste segnalazioni. «Mentre un altro treno stava transitando sul binario adiacente al regionale – spiegano i pendolari presenti sul regionale – le turbolenze d’aria prodotte dal passaggio ravvicinato del treno in direzione opposta hanno provocato un sobbalzo che ha fatto aprire la porta esterna di una carrozza». Il treno ha proseguito e solo quando si è fermato a Milano Rogoredo i pendolari sono riusciti ad avvertire il capotreno. Un video girato dai pendolari (che potete vedere sul nostro sito www.laprovinciapavese.it) dimostra quanto accaduto. «Per fortuna non è successo niente – spiega Iolanda Nanni che ha segnalato l’accaduto anche sia alla Regione che a TreNord – ma se l’atrio della carrozza fosse stato come accade quotidianamente pieno di gente? La porta aperta all’improvviso avrebbe potuto provocare una tragedia». TreNord conferma l’accaduto: «A un passaggio di un Intercity la porta si aperta – spiegano – il treno è stato fermato e soppresso e i passeggeri fatti salire su quello successivo. Ora sono in corso verifiche tecniche per capire cosa è accaduto». Marianna Bruschi

La Provincia Pavese – 19 ottobre 2011: Salta il treno dei pendolari Il viaggio diventa incubo
Passeggeri già seduti sul 7.19, il controllore fa scendere tutti per un guasto Sul convoglio successivo tanti in piedi, impossibile muoversi nei corridoi
PAVIA I pendolari sono seduti sulle poltroncine del treno che ogni mattina li porta a Milano. Parte alle 7.19 da Pavia tutti i giorni. Anzi, dovrebbe. Ieri mattina è stato soppresso con i passeggeri già a bordo. Nessuna spiegazione, tutti trasferiti sul treno successivo. Vagoni pieni, la gente schiacciata, il caldo soffocante. Un bimbo salito a Locate stretto in mezzo a studenti e lavoratori. E non è la prima volta che succede. Mancavano pochi minuti alla partenza. Qualcuno apre il giornale, chi si toglie la giacca, chi tira fuori un libro, chi chiude gli occhi per recuperare il sonno nei trenta quaranta minuti del viaggio. Poi passa il controllore. «Eravamo già tutti sul treno, ma ci ha avvertito di scendere – spiega Fabio La Rocca, pendolare della tratta Pavia-Milano – Ci ha solo detto “non si parte, abbiamo un problema”». «Il treno è stato soppresso per un guasto al locomotore», spiegano da TreNord. I pendolari sono scesi dal treno e hanno aspettato quello successivo. «Ci hanno fatto salire sul treno delle 7.29 – spiegano i pendolari – che è arrivato con 5 minuti di ritardo e due carrozze chiuse. Siamo arrivati a Rogoredo in ritardo, con carrozze strapiene, un caldo pazzesco. C’era anche un bambino compresso in mezzo ai pendolari». Il treno delle 7.19 è quello considerato «affidabile». Di solito. Parte da Pavia e ferma a Certosa, Villamaggiore, Milano Rogoredo, Lambrate e Greco Pirelli. Quello su cui hanno ripiegato i pendolari pavesi ieri mattina dopo Pavia e prima di Milano ferma solo a Locate Triulzi. Ieri però le tratte sono state unite, per recuperare con il treno successivo i passeggeri che aspettavano il convoglio soppresso. «Sono state fatte delle fermate aggiuntive per evitare ulteriori disagi», precisano da TreNord. Lunedì non è andata molto meglio. Unico treno disponibile per Milano il 7.14, «quello dopo era alle 7.51 ed è un Intercity – spiegano i pendolari – ma non c’erano alternative perché i treni in mezzo erano stati cancellati. E venerdì ci sarà pure lo sciopero». Lunedì è stato soppresso il treno delle 7.39. «E questo ha portato a una serie di ritardi – spiega Iolanda Nanni, coordinamento provinciale pendolari – il treno delle 8.01 per esempio aveva 21 minuti di ritardo. Abbiamo mandato diversi reclami per chiedere i motivi di questi disagi, ma temiamo siano dovuti al materiale rotabile, sono treni-carcasse». Da tempo ci sono disagi di vario tipo, dai ritardi alle carrozze in meno che si traducono in viaggi in piedi. «Anche il treno delle 8.38 che solitamente è preso da chi inizia a lavorare più tardi adesso a distanza di sei-otto mesi è sovraffollato – spiega Iolanda Nanni – sedersi è impossibile. Quindi c’è anche un problema di tagli alle carrozze». I pendolari sperano nella soluzione di almeno parte di questi problemi con l’attivazione della linea S13, la linea suburbana con treni che partiranno da Pavia per Milano ogni mezz’ora. «Ci hanno promesso treni nuovi», sottolinea Nanni. Per evitare, almeno, i guasti al locomotore come quello di ieri mattina. Marianna Bruschi

La Provincia Pavese – 18 ottobre 2011: Carrozze dimezzate e treni cancellati sulla Pavia-Codogno
Belgioioso, restano a piedi gli studenti ma anche i turisti Il comitato pendolari: «Tagli senza tener conto degli utenti»
Servizio a singhiozzo sulla Pavia-Codogno. Una mattinata trascorsa a scuola, poi di corsa alla stazione per prendere il treno che riporta a casa e qui scoprire che quel convoglio è stato soppresso o che i due vagoni inspiegabilmente si sono ridotti ad uno solo e si viaggia stipati. «Ma ultimamente si sta verificando spesso e non ne conosciamo i motivi, visto che Trenord non si preoccupa di avvertire gli utenti». Marco è quasi rassegnato da quella vita da pendolare a cui ormai è costretto da qualche anno. Frequenta il liceo Copernico e ogni giorno sale sul treno Pavia – Codogno alle 13,40 per rientrare a casa. Ieri però lui e i suoi amici sono tornati in auto, grazie ad un genitore che si è reso disponibile ad accompagnarli, «perché abbiamo preferito non rifare l’esperienza dell’altro giorno, quando siamo stati costretti a prendere il pullman, rincasando molto tardi». «Sabato invece eravamo ammassati come se ci trovassimo su un carro bestiame», fa sapere Chiara, un’altra studentessa che doveva rientrare a Belgioioso con il treno delle 13,09. «Chiediamo più rispetto per coloro che utilizzano il trasporto pubblico – dice – siamo vittime di continui disservizi e ora siamo stanchi di viaggiare in questo modo». Ma sabato, a prendere il convoglio diretto verso la Bassa, c’erano anche turisti e visitatori della mostra organizzata al castello. Volevano percorrere la via Francigena ed erano muniti di bicicletta che hanno infilato nell’unico vagone che Trenord ha messo a disposizione agli studenti. Tutti stipati, insieme anche ad una trentina di cinesi che avevano come destinazione il castello. E un signore racconta: «Erano allibiti». «E’ evidente che anche i cinesi guardano con stupore la nostra arretratezza», sostiene Michele Bolzoni, presidente dell’Ente Fiere e Castelli di Belgioioso e Sartirana. «Hanno raccontato l’episodio agli espositori – spiega Bolzoni – . Sono rimasti stupiti nel vedere treni sovraffollati e in condizioni che gridano vendetta. E’ ormai generalizzata la convinzione che è inutile lamentarsi, visto che non si riuscirà a migliorare la situazione». Ma a non rassegnarsi è il sindaco di Belgioioso Fabio Zucca che intende coinvolgere altri primi cittadini del territorio «per chiedere di migliorare le condizioni in cui viaggiano i nostri ragazzi e i tanti pendolari». E aggiunge: «Investiamo per la promozione turistica e lo sviluppo economico del territorio e ci scontriamo con questi disservizi». Trenord sostiene che è complicato conoscere l’esatto numero degli abbonati della tratta Pavia-Codogno e ammette che il treno, che offre 136 posti agli studenti, sabato era sovraffollato. E precisa che il convoglio delle 13,40 è stato soppresso un paio di volte, «ma non si conoscono esattamente le motivazioni». Iolanda Nanni, del Comitato pendolari, precisa che «le violazioni del contratto e la mancanza di rispetto dell’utenza stanno aumentando». «Domani incontreremo l’assessore regionale per discutere anche delle linee che non hanno voce – annuncia – come la Pavia-Codogno che ha subito tagli dissennati e dove si diminuiscono le carrozze senza verificare i flussi dell’utenza». Stefania Prato

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